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Referendum Costituzionale 2016, Fina interviene in merito al lavoro del tour dei "Comizi per la Costituzione"

Anche a Pianella il "porta a porta" per la Costituzione

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Manca ormai una settimana al Referendum Costituzionale. Qualcuno è già certo, voterà "Si", qualcuno voterà "No", qualcuno invece non è ancora convinto e probabilmente si lascerà trascinare da un profondo patriottismo il giorno stesso del Referendum.

Si teme l'astensionismo, colpa anche del Referendum stesso, una formula troppo complessa ma intanto anche gli incontri e gli eventi in merito, pian piano si avviano verso la conclusione.

Durante il tour abruzzese dei "Comizi per la Costituzione"  in vista del 4 dicembre, anche il Ministro della Giustizia Andrea Orlando ha incontrato i cittadini per spiegare le ragioni del "Si", da maggio ad oggi; per gli organizzatori si è trattata di un'occasione significativa per la città e per l'intero Abruzzo, come ha spiegato Michele Fina, tra gli animatori della campagna 'Comizi per la Costituzione', una campagna che ha rinvigorito il vero senso della parola "comizio".

Una parola antica e un po' desueta che indica però lo "stare insieme" per discutere dell'interesse comune e, in particolare, di ciò che tiene unita la comunità nazionale.

Tanti gli incontri fatti da Scontrone, a Cepagatti, a Castel di Sangro solo per citare alcune "location" e tante le persone che hanno partecipato per comprendere lo scopo di questo Referendum ma oggi si conclude il percorso con i "porta a porta" che coinvolgerà anche Pianella: un incontro più diretto e confidenziale con il cittadino talvolta timido e timiroso nel porre le domande.

Ma una curiosità è legittima: i votanti hanno davvero compreso il senso di questo Referendum? Le risposte vengono date dallo stesso Fina, il quale ha specificato che sicuramente è più difficile parlare con i giovani. 

Referendum Costituzionale, diversi gli appuntamenti organizzati per spiegare e far capire alla gente di cosa si tratta ma secondo lei le persone hanno davvero compreso il senso di ciò che andranno a votare?

La nostra principale preoccupazione è stata proprio questa perchè quando c'è un Referendum, ci si trova sempre di fronte ad una complessità tecnica che alla fine allontana la partecipazione e a differenza di un'elezione politica con candidati e campagne eletterali non ci troviamo di fronte ad una campagna capillare; non ci sono candidati che vanno per casa, o locandine, o manifesti, dunque la complessità e la mancanza di volti rendono tutto più difficile. Abbiamo iniziato il 1 maggio ed oggi ci troviamo a fare la nostra 14esima iniziativa, il 2 chiuderemo la campagna referendaria e sarà la nostra 15esima; non sono mancati confronti, ed altre iniziative per circa 25 incontri. Volevamo arrivare a quei cittadini che meno si informano, dunque abbiamo preferito le piazze, e siamo molto soddisfatti perchè quando si parla in piazza le persone stanno maggiormente a sentire.

E' per questo che agli incontri avete dato il nome di "comizi"?

Esatto, abbiamo voluto recuperare questa parola antica che poi si è trasformata, infatti il comizio è stato trasformato in "propaganda urlata". Ma nelle sue origini indicava una comunità che s'incontrava per decidere insieme. L'idea era quella di andare in piazza e fare qualcosa che era stata abbandonata da tanto tempo, ossia di provare a parlare nel luogo di tutti, aperto a tutti perchè è li che il cittadino, anche quello che non condivide un'idea sta ad ascoltare, perchè quella è la sua casa. Invitare una persona in un luogo chiuso comunque determina una distanza. Anche dopo la pausa di agosto abbiamo cercato di coinvolgere. Abbiamo cercato di utilizzare anche altre due caratteristiche: la prima è quella di avere interlocutori nazionali, sempre, abbiamo per esempio invitato quattro Ministri, Sottosegretari, Parlamentari, che hanno arricchito le nostre discussioni, poi abbiamo attivato un altro tipo di campagna attraverso i "porta a porta" e cene, per superare il timore di fare domande da parte dei cittadini e concedere loro di condividere con noi le loro preoccupazioni e questo vale anche per coloro che sono già convinti di ciò che voteranno. E' un modo per fornire argomenti. 

Prima di argomentare, ciò che implica l'esito "positivo" di questo Referendum Costituzionale, non avete dovuto riprendere l'argomento "Costituzione", un pò come si ripassano a scuola le materie? Forse molti danno per scontato ciò che è la Costituzione..

Negli ultimi anni la Costituzione è diventata un dato acquisito, quindi è uscita fuori discussione, naturalmente 70 anni fa era una grande conquista quindi si aveva una diversa idea della Costituzione. Sarebbe sbagliato parlare di Riforma della "seconda parte", senza rileggere e capire la "prima parte", perchè dobbiamo sempre ricordare che la seconda parte è funzionale alla prima. Abbiamo dovuto anche ricordare la fatica costata arrivare alla Costituzione anche nei suoi principi che poi hanno a che fare con le problematiche che i cittadini vivono ogni giorno. Questi principi bisogna riconquistarli ogni giorno, e proprio per questo dobbiamo riformare la politica, come premessa e obiettivo nello spiegare la Riforma.

Durante gli incontri, con chi è più difficile dialogare?

Sicuramente il rapporto con i giovani è più difficile. Ho fatto dei confronti a scuola, e ho visto che c'è un meccanismo respingente perchè credo che si deve insistere nel dire che questa Riforma è un passo avanti, un elemento di cambiamento e che il "No", non è il "No" che apre ad un'alternativa ma è il rimanere così come siamo. Sembra essere passata un'idea diversa di questo "No" di quello che davvero è, e non è chiara a tutti questa cosa. Mi sono reso conto durante questi incontri che tutte le proposte del "No", non sono in contrasto a questa riforma, ma sono aggiuntive, un voler "fare di più", ecco perchè insistiamo molto nel dire che anche le ragioni del "No", sono solo un passo. Difficile far passare il messaggio soprattutto perchè c'è stata una sovrapposizione tra i meriti del Referendum ed il Governo, tantissimi di quelli che dicono di votare "No" pensano di votare contro Renzi, dunque la tendenza è votare contro chi comanda. Questo è un grave errore a cui hanno contribuito tutti, lo stesso Renzi che l'ha ammesso, ma non si vota su Renzi. Questa sovrapposizione ci fa perdere un'occasione e alla fine nessuno ottiene il risultato nemmeno chi vuole votare contro Renzi. Ma noi tendiamo ad essere un paese di tifosi e prendiamo questi appuntamenti come partite di calcio per prendere punti. 

Lei quanto teme l'astensionismo?

Molto. Un pò perchè un Referendum in sè porta dietro un livello d'astensione per la sua complessità, temo anche un risultato negativo rispetto all'idea che questo paese da di sè verso l'esterno. Se alla fine prevale il "No", noi rischiamo di dare verso l'esterno l'idea che siamo incapaci di cambiare e di modificare le cose, figuriamoci di fare cambiamenti radicali. Si tratta di un paese fermo in questo caso. All'esterno questa cosa sarebbe molto grave, confido nel buon senso dei cittadini perchè c'è una parte di paese che rifiuta la tifoseria e se queste persone capiscono l'importanza di questo appuntamento è più facile che vinca il "Si" e per essere più chiari, anche in questo senso, io non penso che se alla fine vince il "Si", qualcuno può intestarsi chissà quale vittoria politica, ecco perchè è sbagliato pensare a questo Referendum come ad un Referendum contro Renzi, la controprova è che non è detto che il giorno dopo lui possa sentirsi tranquillo. Per contro se vince il "No" il Governo ha esaurito la sua funzione e il nostro Paese cade in una instabilità di cui non abbiamo bisogno. 

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