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"Lo zio Terry", insegnare ai bambini come comportarsi in caso di terremoto con una poesia

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Quando la terra trema, in pochi attimi “fa crollare tante certezze”.

Porta via con sé affetti, punti di riferimento e sacrifici di una vita. E’ molto difficile fare i conti con il terremoto poiché getta nello sconforto e mina la tranquillità quotidiana, già precaria per molti altri motivi, ma è ancora peggio constatare come può essere anche un trauma per i più piccoli.

Durante questo periodo complesso, in cui le scosse sono state tante e proseguono nel cuore dell’Italia, molte scuole sono state chiuse per sicurezza un po’ dappertutto, non solo in quei comuni che rappresentano l’epicentro del terremoto ma anche nei comuni dei territori “vicini”.

I genitori hanno ancora paura di mandare i figli a scuola, ed i bambini forse si chiedono cos’è che terrorizza mamma e papà e che li costringe a fuggire dalle case.

La disperazione è particolarmente evidente poiché il terremoto non causa soltanto il crollo “fisico” ma anche psicologico; ed è così che rimane difficile anche cercare di dare risposte a delle domande.

Molti i soccorsi giunti da ogni parte d’Italia per colmare vuoti e fornire aiuti; provato ancora una volta anche l’Abruzzo che è stato protagonista nel 2009 con il terremoto dell’Aquila: oggi cerca di dare un aiuto alle regioni vicine pur vivendo sempre nel terrore.

Non è facile spiegare la situazione ai bambini che leggono anche negli occhi degli adulti la disperazione, cos’è un terremoto eppure c’è una maestra, Marta Messina, che ha trasformato il terrore in parole ed ha voluto scrivere una poesia per spiegare ai più piccoli in che modo comportarsi di fronte alla forza della natura.

 La poesia ha un titolo simpatico “Lo zio Terry”:

Lo zio Terry,quando arriva,
non ci avvisa la mattina:
non ci fa una telefonata,
né una lettera raccomandata.

É uno zio un po' birichino
che ci fa ballare un pochettino ,
ma se le regole noi seguiamo,
state certi che lo freghiamo:
sotto i banchi ci proteggiamo,
stiamo lì ed aspettiamo .

Poi al segnale opportuno,
calmi in fila ci mettiamo:
pian piano, tutti usciamo
insieme procediamo,
e al punto di raccolta ci rechiamo.

Niente strilli e senza spinte
perché il panico non serve a niente ,
poi l'appello aspettiamo
e lo zio Terry salutiamo.

La bellissima idea della maestra può di certo aiutare ad imparare in modo alternativo ed anche più veloce le regole di comportamento da adottare quando “Zio Terry arriva” ed i bambini, si sa, imparano più in fretta degli adulti.

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