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Megalò e le sue opere di difesa; "incomprensibile l’accanimento a voler costruire a ridosso del fiume"

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In un recente intervento sulla stampa locale il professionista che ha ideato l’ennesima versione del cosiddetto “Megalò 2” difende – ovviamente – i propri elaborati progettuali seguendo argomentazioni che il WWF ritiene francamente poco condivisibili, anche perché smentite da tempo dalla realtà dei fatti. Quello che stupisce non è, come dice il progettista, l’accanimento a voler impedire la realizzazione dell’opera ma l’esatto contrario: l’accanimento a volerla realizzare a ogni costo nonostante il mancato passaggio alla VIA della struttura già realizzata, l’esondazione del fiume nel 2013 con le acque del Pescara che hanno raggiunto il margine dell’argine, la chiusura di Megalò per ordinanza del sindaco di Chieti e la dichiarazione del gestore secondo il quale “le pompe hanno funzionato” a dimostrazione del fatto che  l’acqua è stata rigettata nel fiume.

Il progettista afferma invece che non esistono pericoli, ma questa asserzione è smentita in primo luogo dalle prescrizioni imposte, che prevedono persino un sistema di allarme, e indirettamente dal progetto stesso che unisce le ipotizzate nuove costruzioni alle “Opere di messa in sicurezza ai fini idraulici dell’area”.

"La verità è che in quella area non si sarebbe mai dovuto costruire nulla. Non ci stancheremo mai di sottolineare che il centro commerciale oggi esistente – sottolinea la presidente del WWF Chieti Pescara Nicoletta Di Francesco – è stato realizzato senza alcuna valutazione di impatto ambientale sulla base di una norma di legge regionale rimasta in vigore soltanto per pochi mesi perché in contrasto con la normativa nazionale ed europea. È lecito ipotizzare che con una seria valutazione di impatto Megalò oggi non potrebbe esistere e c’è da chiedersi perché non si cominci a pensare alla delocalizzazione di quell’opera piuttosto che perseverare nell’errore ipotizzando ulteriori interventi urbanistici".

L’area occupata da Megalò rappresentava una vasca di esondazione naturale e oggi, attraverso finanziamenti pubblici, dovremmo pagare la realizzazione di 5 vasche di espansione artificiale con interventi che porteranno ad uno stravolgimento delle condizioni di naturalità del fiume contro le norme europee e contro il buon senso. Che Megalò e l’argine realizzato a sua difesa abbiano rappresentato un danno per la collettività è un dato di fatto inoppugnabile. Citiamo dal Bollettino ufficiale della Regione Abruzzo (BURA), n° 34 del 20 giugno 2012, nel quale, a pag. 14 si legge: “… In ordine alla più ampia estensione dei vincoli di pericolosità essa è dovuta al restringimento della sezione di deflusso a seguito della realizzazione degli argini in corrispondenza del Centro Commerciale denominato “Megalò”; tale restringimento produce un innalzamento del tirante idrico a monte delle stesse arginature provocando un maggiore allagamento delle aree” a monte e a valle. Nel successivo studio di impatto ambientale sulle “Opere di laminazione delle piene del fiume Pescara” (casse di espansione) si legge invece che la “… urbanizzazione delle superfici legata al progressivo sviluppo del territorio ha reso più frequente il raggiungimento di portate di elevata entità. Come conseguenza di questa evoluzione si è aggiunto l’effetto della riduzione della capacità di laminazione del corridoio fluviale, fenomeno causato prevalentemente dalla forte pressione insediativa che ha portato alla sottrazione di numerose aree di espansione naturale…”. A pag. 11 viene invece precisato: “Analizzando la situazione in modo specifico, nella Val Pescara le criticità individuate sono quelle tipiche dovute alla insufficiente capacità di deflusso dell’alveo specie nella parte bassa del corso d’acqua dove la diminuzione della pendenza longitudinale ha favorito la formazione di ampi meandri e di ampie zone golenali depresse, sede ora di insediamenti industriali, commerciali e residenziali sempre più invasivi dell’originario ambito fluviale”, mentre a pag. 21 si evidenzia l’assurda posizione dell’insediamento: “In questa zona è visibile la zona occupata dal centro commerciale “Megalò”, ubicato a ridosso del fiume Pescara stesso”.

L’alluvione del dicembre 2013 (considerata moderata), con tutta l’acqua che si è riversata a valle, avrebbe potuto avere un effetto meno devastante se non vi fosse stato l’argine e se l’area oggi occupata da Megalò fosse stata libera di accogliere l’esondazione del fiume come accadeva negli anni precedenti, come è accaduto nella ben più imponente alluvione del 1992.

"Se alla fine si dovesse costruire Megalò 2 -  osserva Nicoletta Di Francesco - non saremo noi a perdere e il progettista a vincere. Avrà invece semplicemente perso il buon senso. Ci auguriamo che chi dovrà valutare l’opera non si fermi a un burocratico esame delle carte, ma sappia guardare alla situazione generale, ai cambiamenti climatici in atto che sono ormai sotto gli occhi di tutti, e sappia valutare la situazione del Pescara come un tutt’uno che può subire danni gravissimi, con rischi personali ed economici per centinaia di persone. Le frequenze delle piene del fiume vengono calcolate con tempi di ritorno su dati statistici, ma la probabilità che un dato evento accada è determinata da fenomeni atmosferici che sono imprevedibili. Non si può lamentarsi e promettere dopo ogni disgrazia dimenticandosene dopo qualche mese. Gli interventi edilizi, che comunque dovrebbero tendere oggi in Europa verso un consumo di suolo zero, vanno progettati in luoghi sicuri. È inutile forzare la natura e insistere: che di Megalò 2 non ci sia alcun bisogno è indirettamente dimostrato anche dalle continue variazioni di quel progetto che nel tempo ha ipotizzato un po’ di tutto, persino in una versione di qualche anno fa una assurda pista di sci al coperto stile Dubai. Costruire per costruire, insomma. In quella che era e dovrebbe tornare a essere una cassa di esondazione. Davvero ci sembra il caso di non accanirsi e di abbandonare ogni folle idea cementificatoria, almeno in quell’area, a tutela della pubblica incolumità e degli interessi della maggioranza dei cittadini, quanto meno per rispettare un sacrosanto e inviolabile principio: quello di precauzione".

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