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l Messìa dell'Abruzzo e gli "apostoli" dell'area vestina.

| di Remo di Leonardo
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Remo di Leonardo. Oreste De Amicis, "Il Messìa dell'Abruzzo" nato a Cappelle sul Tavo il 27 aprile del 1824 da Agapito De Amicis e Maria Raffaella De Philippis, morto a Cappelle sul Tavo il 20 settembre 1889, è stato un frate cappuccino, parroco e predicatore.

Immortalato da d'Annunzio nel Trionfo della morte (1894), romanzo che narra l'estate del 1889 trascorsa dal poeta con l'amante Barbara Leoni sulla riviera adriatica tra l'eremo di San Vito Chietino e il santuario di Casalbordino.

Il "Messia dell'Abruzzo" fu studiato dal demologo Antonio De Nino, di Sulmona, in una biografia con un taglio socio-culturale uscita l'anno seguente (1890), di cui ricorre il 130° anniversario.

La figura del Messìa dell'Abruzzo, nel passato, ha ispirato varie opere, oltre al saggio biografico-critico di Antonio De Nino e Gabriele d'Annunzio anche Ennio Flaiano si interessò della singolare figura di Don Oreste, dedicandogli il volumetto pubblicato postumo da Scheiwiller "Il Messia d'Abruzzo". Tutti sanno che Flaiano nacque a Pescara, ma molti sostengono che in realtà sia solo una convenzione, quando in realtà a dare i natali a Flaiano è stata Cappelle Sul Tavo. In paese ne sono convinti tutti, in quanto la madre dello scrittore, Francesca Di Michele (Cappellese), in quel periodo soggiornava proprio in paese.

Nel 2011 ad interessarsidel prete di Cappelle è stato il sottoscritto pubblicando, Lu Messìe dell'AbbruzzeRacconto teatrale liberamente tratto dall'omonimo saggio biografico di A. De Nino a cura dell'Associazione Culturale "Amici di Eduardo" di Pianella.

La commedia presentata  alla Sala 'Figlia di Iorio' della Provincia di Pescara il 6 settembre viene rappresentata, l' 8 settembre 2011 a Pianella, in prima assoluta, dalla compagnia teatrale "Gli Amici di Eduardo" con l'adattamento teatrale del regista e attore protagonista Riccardo Di Sante.

L'opera, composta da sei Quadri con relative scene, narra la vita di quella pittoresca figura del "matto di Dio", di quello strano profeta, espressione di una religiosità popolare smisurata, affetto di "monomania religiosa", esaltazione mistica, che fu Don Oreste De Amicis, il prete di Cappelle che con il suo messianismo religioso sconvolse la vita di intere contrade dell'area vestina e dell'Abruzzo alla ricerca di "apostoli apostolesse e Marie".

Di una certa importanza furono gli apostoli provenienti dall'area vestina in particolare da Pianella. Nel "Il Messia d'Abruzzo, Atti del Convegno, (Pescara 4 Maggio1985). In appendice: Antonio De Nino "Il Messia dell'Abruzzo- SAGGIO BIOGRAFICO-CRITICO, Tipolitografia G. Fagiani, Pescara 1986 ne parla ampiamente nel capitolo dedicato a "L'APOSTOLATO" nelle pagine 75,76,77,78.

L'apostolato si diffuse in diversi territori dell'area vestina come: Città Sant'Angelo, Montesilvano, Spoltore, Pianella, Catignano, Brittoli, Civitaquana, Picciano, Collecorvino.

Uno dei primi proseliti fu il Cappellese Pantaleone Donaddio, che aveva lo spirito di San Matteo. Di Cappelle fuanche l'apostolo Massimino, nella persona di Giuseppe Scurti e l'apostolessa Santa Elisabetta, Maria Clara moglie dello Scurti i quali nel "disinganno" furono i primi ad abbandonare la nuova religione.

Nuovo apostolo fu un certo Giuseppe d'Alessandro delle Grotte (contr. di Pianella?), ma era infedele, perché diceva tutti i segreti della missione ad Ortensio, fratello del Messia e Carminuccio Febo che aveva lo spirito di S. Giovacchino.

Furono apostoli Nicola e Giuseppe Scanzoni di Montesilvano padre e figlio l'uno con lo spiritodi San Matteoe l'altrodi San Luigi Conzaga. Di Montesilvanofu anche Giuseppe Coppa che aveva lo spirito di San Giovanni e Maria Canullo che aveva lo spirito di Sant'Anna.

Di Città Sant'Angelo fu Nicolangelo del Tombolo. Apostolo fu Salvatore Mànzoli di Brittoli ed Enrico Trabucco di Civitaquana.

Anche Collecorvino aveva il suo apostolo in Vincenzo Passerini, il cui spirito era un angelo che suonava la tromba.

Una seguace, Anna Domenica di Picciano maritata al Cappellese Pantaleone Ricci si godeva dello spirito della Madonna Addolorata.

Di Spoltore fu Dorotea Passeri di Ville Sante Marie con lo spirito di Santa Maria Maddalena e la figlia Maria Carmine la figlia, nominata La Verginella ed il figlio Salvatore con il nome di San Bartolomeo.

Il primo apostolo pianellese fu Antonio Secamiglio. La prima volta che Don Oreste De Amicis, il Messia, lo vide gli disse: Antonio, tu hai con te lo spirito di San Pietro. Seguimi! - E San Pietro seguì con fede viva, abbandonando moglie e figli".

Secondo la descrizione che ne fa lo stesso De Amicis, San Pietro nelle solennità indossava una tunica color marrone e un mantello rosso. Andava in giro con due grosse chiavi di ferro alla cintura e in mano un bastone sormontato da una croce, da cui pendevano due altre grosse chiavi. Pare che aveva tanta fede da credersi capace finanche di operare prodigi.

Una volta, mentre serviva il Messia, andò a trovarlo un cugino per farsi pagare del grano e restituire certi denari. San Pietro gli disse con voce minaccevole: Zitto tu! Se no, ti faccio sprofondare sette canne sotto terra! Il cugino ebbe paura, e andò via mogio mogio. Antonio Secamiglio nacque a Pianella il 9 aprile del 1819 il padre si chiamava Donato mentre la madre era Cancelli Orsola.

A seguire venne l'apostolo San Michele Arcangelo, messaggero del Messìa che era un certo Vincenzo Di Giambattista. Aveva 36 anni quando il Messìa "gli pose sul collo il giogo della nuova fede". Questo apostolo parlava spesso con San Michele Arcangelo che lo santificava e gli concedeva di poter discorrere anche con la Vergine Santissima. Vincenzo Di Giambattista nacque a Pianella il 27 febbraio 1840, figlio di Pasquale e Passeri Anna Rosa. Morì il lunedì di Pasqua del 1889. Morto l'Arcangelo, il Messia ne fu addolorato. S'impose un lungo digiuno, cibandosi di un soldo di pane al giorno.

Un altro apostolo fu Giuseppe di Davide nato a Pianella e soprannominato "lu coche". Il Messia lo chiamò "apostolo con lo spirito di Sant'Andrea. L'apostolo seguiva sempre il Messia, ma non trascurava del tutto i lavori di campagna. Una mattina, era il 16 di dicembre, del 1874, Sant'Andrea andò in campagna, ma prima di mettersi a lavorare pregò e mentre ringraziava il Signore una voce gli parlò: - "Voi siete coperto dallo spirito di Gedeone." E subito, mentre piangeva per la commozione, in lui entrò lo spirito di Gedeone. L'apostolo raccontò tutto questo al Messia, il quale decise di chiamarlo non più Santo Andrea ma Gedeone.

Di questo apostolo il De Nino racconta molti particolari in quanto fu lo stesso Giuseppe di Davide a narrarglieli. Una volta gli raccontò che aveva visto nascere e resuscitare G. Cristo. Molte furono le volte che riferì di aver parlato in sonno con Dio ed alcune volte anche in veglia. Di tutti gli apostoli dopo la morte di Don Oreste", Gedeone fu l'unico a continuare l'opera del Messia. Molti furono quelli che lo chiamarono per consigli e per fargli operare guarigioni. Di questo apostolo lo stesso Don Oreste ne parla ampiamente nel suo racconto ricordando che fu l'unico a continuare l'opera del Messia.

Giuseppe de Davide (il cognome potrebbe non essere quello giusto e riferirsi invece ad un soprannome presente nel territorio, per esempio "Davidde" presente nel territorio pianellese.

Ancora di Pianella era un certo Giovanni che aveva lo spirito di Adamo "con la grazia di poter parlare con Gesù Cristo".

Di Pianella era Pasquale Basilico, (Basalisco antica famiglia presente a Pianella sin dal '700 oggi Basilisco?), invaso dallo spirito di San Zaccaria.

A conclusione, di fronte a questa particolare pagina di storia religiosa dell'area vestina che vede protagonista Don Oreste De Amicis "il matto di Dio", tenuto conto del periodo storico in cui operò il Messia, 1860 sino alla sua morte avvenuta nel 1899 con un alto grado di analfabetismo diffuso, non ci si deve meravigliare se molti furono coloro che si dichiararono suoi seguaci. Del resto ancora oggi, di falsi o false veggenti, eretici, dissidenti e inquisitori appartenenti a comunità o sette religiose di dubbio valore teologico sono presenti con manifestazioni di misticismo collettivo, testimonianze e dubbie apparizioni pilotate.

Remo di Leonardo

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