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'Gli amici di Peppino' di Moscufo, "troppo astensionismo per il referendum, ma bisogna tener conto di chi ha votato"

L'appuntamento con il voto del 17 aprile deve aiutare a capire gli errori e deve agevolare cambiamenti

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“L'esito referendario sulla durata delle concessioni di estrazione degli idrocarburi entro le dodici miglia del 17 aprile non ci ha stupito più di tanto, sapevamo che sarebbe stato molto difficile superare il quorum per la validità dello stesso”.

Così l’associazione di Moscufo, “Gli amici di Peppino”, commenta il risultato del referendum popolare ormai noto come “Referendum del 17 aprile 2016”: si tratta di un appuntamento con il voto che ha lasciato in molti perplessi sia per il forte astensionismo che per la poca chiarezza con cui è stato affrontato l’argomento.

E questo è il vero argomento su cui vale la pena riflettere: in Italia malgrado la chiara propensione verso il “si” in realtà ha trionfato l’astensionismo; gli elettori hanno preferito non recarsi alle urne, dunque gli italiani non hanno voluto dire la loro sull’argomento ed è importante capire il perchè e porsi delle domande in merito.

“Sia a livello locale che regionale – proseguono gli esponenti dell’associazione - eravamo consapevoli del fatto che sarebbe stato piuttosto arduo superare di molto il risultato del 30-35%, come poi in effetti è stato. Lo stesso vale a livello nazionale, basta pensare che fino a qualche giorno prima del voto non pochi elettori erano convinti che il referendum riguardasse solo le regioni a ridosso dei mari Adriatico e Ionio (infatti i risultati migliori si sono avuti in Basilicata, unica regione, non a caso, ad aver superato il fatidico 50%+1, in Puglia, in Veneto, in Abruzzo e nelle Marche)”.

 

Per “Gli amici di Peppino”:

“Tutto ciò si deve, inevitabilmente, alla disinformazione operata, a nostro avviso scientificamente, dai mass media e dalla stampa nazionali. Ma non solo, ormai da anni in Italia ci confrontiamo sempre di più con un disamoramento in continua crescita nei riguardi dei temi politici, con un astensionismo che ha raggiunto un livello quasi patologico. Perché è si vero che c'è stato chi non è andato a votare proprio con l'intento di far fallire il referendum (senza dilungarsi troppo sugli atteggiamenti e sulle responsabilità delle più alte cariche dello Stato e del Governo) ma è altresì inconfutabile il fatto che in molti non si sono recati alle urne perché ritengono sia diventata una pratica inutile quella di esprimersi attraverso il voto, in quanto sostengono che comunque vada saranno sempre i politici a far valere o meno i risultati elettorali e referendari soprattutto.
Ecco, la cosa che più ci colpisce è proprio questa e siamo convinti che bisogna intervenire urgentemente su questo problema, comprenderne fino in fondo le cause e fare il possibile per invertire la tendenza”.


Non si può non tener conto del fatto però che c’è anche chi si è sentito in dovere invece di far sentire la propria voce e recarsi alle urne per esprimere la propria preferenza infatti come conclude l’associazione:

 “abbiamo fortunatamente una base forte sulla quale poggiarsi per proseguire nella battaglia per avere finalmente un paese migliore, perché se oltre 70.000 cittadini in provincia di Pescara, oltre 320.000 in Abruzzo ed oltre 13.000.000 in Italia hanno votato "si" vuol dire che comunque c'è ancora voglia di partecipare attivamente, vuol dire che la strada imboccata è quella giusta”.

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