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IL COMPLESSO DI S. MARIA DEL CARMINE A PIANELLA IL RESTAURO, UN SOGNO NEL CASSETTO

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Remo di Leonardo

Nell’anno accademico 2014-2015, la Dott.ssa Valentina Sablone di Pianella  consegue, presso l’Università di Chieti-Pescara, la Laurea Magistrale in Architettura a ciclo unico con una interessante tesi: Il Complesso di S. Maria del Carmine a Pianella “Dalla conoscenza al restauro”, Relatrice la Prof.ssa Lucia Serafini.

Si tratta di un ipotetico e inedito progetto di restauro dopo il terremoto del  2009 che ha causato la chiusura della Chiesa con gravi lesioni strutturali alla cupola e lievi lesioni ad alcune volte. Chiusa in gran fretta, senza neanche recuperare gli elementi d’arredo o proteggere i dipinti restaurati nel 2006, che si stanno deteriorando irreparabilmente per azione del guano degli uccelli che hanno nidificato dopo essere entrati dalle vetrate. Mentre, l’ex convento, annesso al complesso di S. Maria, dopo il terremoto dell’Aquila ha subito un parziale crollo dei solai e quasi tutta la copertura dell’edificio.

Come sopra detto, la particolarità del progetto della  Dott.ssa Sablone è che, se per la Chiesa, anche se in modo parziale e in diversi tempi, sono stati realizzati progetti di restauro, risulta inedita la progettazione di un restauro, del Convento di S. Maria del Carmine (Madonna del Carmine).  

Alcune notizie storiche  nella tesi di Laurea della Dott.ssa Valentina Sablone.

La chiesa e il convento del Carmine furono edificati alla fine del XV secolo, appena fuori le mura del centro di Pianella, nel borgo del Carmine in prospettiva con l’arco di S. Silvestro, a motivo della crescente devozione popolare per un’edicola con l’effige della Madonna delle Grazie detta anche della Misericordia. Il complesso ecclesiastico fu affidato ai Clareni, ordine dei frati minori , che in quel tempo erano diffusi nelle Marche, Umbria e Abruzzi.

Nel 1568 Per la soppressione dell’ordine dei Clareni i magistrati di Pianella donarono il complesso ai Carmelitani.

Nel 1575 il complesso passa dalla provincia terra del lavoro alla provincia d’Abruzzo.

Tra il 1650 e 1750, il convento ospitò lo studio filosofico per giovani religiosi della provincia e fu sede dei capitoli provinciali del 1680, 1736 e del 1758.

I Carmelitani ufficiarono fino a novembre del 1809, quando il Convento e la chiesa furono chiusi per la soppressione murattiana delle case religiose. Nel 1867 il Convento viene soppresso e acquistato dal governo napoleonico che lo comincia a ristrutturarlo per farne un laboratorio del tabacco; vengono lasciate solo alcune stanze al segretario Raffaele Pietranico.

Nel 1882 Camillo Sabucchi  ristruttura l’edificio e dona  tutto al pronipote Giacomo il complesso che era in parte residenza( 30 vani) in parte trasformato in trappeto(frantoio) da olio (14 vani).

Nel 1926 Giacomo Sabucchi dona tutto alla figlia Erminia. Nel 1928 l’Atto De Fermo dice che il comune vende i vani del sagrestano, ma quei vani erano della regia cappella del Carmine per cui non potevano essere venduti da un ente statale. In realtà i Sabucchi si impossessarono dei vani del sagrestano Salvatore Cantelmi murando un ingresso per avere il consenso dal ministero dlle finanaze per aprire la manifattura del tabacco il quale aveva imposto che l’entrata dovesse essere unica.

In seguito, l’ex convento fu suddiviso tra i nipoti di Erminia Sabucchi, i quali in parte durante gli anni lo affittarono per diverse attività commerciali (alla fine degli anni ’60 il signor Tommaso Pozzi vi aprì una discoteca il “Dancing Club”, alla fine degli anni ottanta, negli stessi locali Tiziano Provinciale la discoteca  “Il Gabbiano”  poi la bottega di un fabbro, falegname, ferramenta e negozio di mobili ecc.

Valentina Sablone durante gli studi universitari, ha inoltre collaborato sempre con la Prof.ssa Lucia Serafini, dad un laboratorio di restauro architettonico della Collegiata dei Santi  Cesidio e Rufino a Trasacco “con un approccio del tutto diverso allo studio  della Chiesa più indirizzato verso le tematiche vicine all’archeologia dell’architettura.

La Sablone , per questo suo contributo, viene citata nel libro La Collegiata dei Santi Cesidio e Rufino a Trasacco “Un Santuario nella marsica”, (Gangemi Editore s.p.a Roma, pag. 36, nel capitolo “La Chiesa medievale: stato della questione e nuove prospettive”, a cura di Alice Petrongolo e Mathieu Piavaux). Nella nota 21 così si legge: “I grafici che la Sablone ha realizzato sui rilievi e sulle sezioni geometriche e architettoniche sono state di grande aiuto per porre le basi di uno studio sull’archeologia dell’architettura”.

Speriamo che il lavoro della  Dott.ssa  Valentina Sablone non resti per lei e per i cittadini pianellesi solo “un sogno nel cassetto”, ma un suggerimento per le istituzioni preposte a realizzare un eventuale restauro del Complesso di S. Maria del Carmine.  Ringrazio la Dott. Sablone per avermi dato la possibilità di dare con il presente articolo un ulteriore contributo storico-culturale al mio paese.

 

 

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