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Lotta al bullismo; la parola allo psicologo,"riconoscere i segnali per prevenire"

Anche Cepagatti protagonista di una campagna di comunicazione e prevenzione

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I giovani tendono a percorrere in maniera sempre più ricorrente scorciatoie di vita per vincere o affermarsi nel gruppo e spesso i loro comportamenti sono posti in essere senza una vera e propria consapevolezza.

Troppo spesso si parla di bullismo come forma di prevaricazione e sopruso messe in atto da parte di un bambino (o adolescente) nei confronti di una vittima, comunque di giovane età. Si tratta di una realtà complessa, che si cerca in qualche modo di prevenire e superare anche con una forte campagna d’informazione.

Per esempio, l’Istituto Comprensivo di Cepagatti nell’ambito del Progetto “Educhiamoci alla legalità” ha bandito per l’anno scolastico 2015-2016 il Concorso “Un’idea contro il bullismo” finalizzato alla realizzazione di una Campagna di Comunicazione, Prevenzione e Contrasto al fenomeno del Bullismo e del Cyber-bullismo.

Le ricerche indicano una diffusione generalizzata del bullismo nelle scuole primarie e nei primi anni delle secondarie in una fascia di età compresa tra i 7-8 e i 14-16 anni e al momento risulta un problema che passa anche attraverso la rete, dunque talvolta diventa anche difficile da controllare e contrastare, come ha spiegato la Psicologa di Villa Raspa di Spoltore, Silvia Ciaramellano.

Bullismo: quali sono i segnali da non sottovalutare?

Bisogna allarmarsi se la possibile vittima: torna da scuola con vestiti sgualciti e con libri o oggetti rovinati, se ha lividi, ferite, tagli e graffi di cui non si può dare una spiegazione naturale; se non porta a casa compagni di classe o coetanei e raramente trascorre del tempo con loro; se non ha nessun amico per il tempo libero e non viene invitato a feste; se è timoroso e riluttante nell’andare a scuola o sceglie percorsi più lunghi per il tragitto casa-scuola; ma anche se dorme male e fa brutti sogni o ha un basso rendimento scolastico e frequenti sbalzi d’umore e sembra infelice, triste e depresso o manifesta irritazione e scatti d’ira; se chiede o ruba denaro alla famiglia (spesso per assecondare i bulli). I segnali di un possibile bullo sono: prendere in giro ripetutamente e in modo pesante, rimproverare, intimidire, minacciare, tirare calci, pugni, spingere e danneggiare cose.

Quali sono le vittime più colpite?

Il bullo sceglie specificamente, e non a caso, la vittima e generalmente perché è diversa in qualche modo dagli altri e non sarà facilmente aiutata.

La vittima (in genere obiettivo facile) presenta bassa autostima, scarsa capacità di risoluzione dei problemi, sintomi depressivi, difficoltà emotive, sentimenti di solitudine, basso rendimento scolastico ed elevato numero di assenze da scuola, disturbi del comportamento, problemi psicologici /psicosomatici (mal di testa, mal di pancia, disturbi del sonno, enuresi), stress, fobie, incapacità di stare da solo.

Cosa scaturisce nella mente del 'bullo'?

Il bullo è un ragazzo che, in modo errato, sta cercando aiuto.

Dietro un ragazzo che si comporta da prepotente si nasconde un ragazzo che  sente il bisogno di prevaricare sugli altri per sentirsi importante, non riesce a controllare gli impulsi né a autocontrollarsi, non accetta regole e limiti, dimostra un’opinione di sé esagerata e mostra ostilità nei confronti del suo ambiente, soprattutto verso genitori e insegnanti, ha una totale mancanza di empatia.

Quali forme di bullismo esistono?

Il fenomeno del bullismo può manifestarsi in forma diretta oppure in forma indiretta.

Il bullismo diretto è caratterizzato dalla relazione diretta, da un contatto concreto, tra il bullo e la vittima ed è quello più facilmente visibile e individuabile perché più “tangibile” e fatto di aggressioni e violenze fisiche; il bullismo indiretto, invece, si fa strada nell’ombra, si manifesta in modo sommesso e silenzioso, fatto di continui piccoli soprusi e prevaricazioni difficilmente visibili ed è riconducibile al cosiddetto bullismo psicologico, attraverso il quale il bullo colpisce e danneggia indirettamente la vittima diffamandola, isolandola ed escludendola, diffondendo pettegolezzi, calunnie e minacce velate.

C'è una correlazione tra bullismo e social? (si parla tanto di cyberbullismo)

Il cyberbullying è un comportamento intenzionale e riguarda danneggiamenti ripetuti o continuativi inflitti prevalentemente tramite frasi o immagini elettroniche: può essere considerato una nuova forma di bullismo, con molte analogie soprattutto con le forme di bullismo indiretto permette un maggiore anonimato del bullismo diretto che può far diminuire il senso di responsabilità da parte di chi agisce, permettendo l'azione prevaricante anche da parte di soggetti che nella conflittualità sociale diretta non troverebbero la forza di agire. Può essere maggiormente nascosto al mondo degli adulti, a causa di una generale maggiore competenza informatica e tecnologica dei ragazzi rispetto ai genitori o agli adulti in genere ed alla scarsa possibilità di controllare le comunicazioni inviate tramite internet o tramite cellulare.

Sono più vittime le donne o gli uomini?

L’European Bullyng Research - Dicembre 2012 ha stilato un vero e proprio identikit del bullo. Il 60% dei bulli sono maschi (non mancano le femmine al 17,9% e gli atti perpetrati da maschi e femmine insieme per il 21,1%).

I maschi mettono in atto prevalentemente prepotenze di tipo diretto, con aggressioni per lo più fisiche ma anche verbali. Le femmine, invece, utilizzano in genere modalità indirette: hanno una maggiore capacità di mettersi nei panni degli altri e in particolare della vittima. I maschi, al contrario, hanno più difficoltà ad immedesimarsi nella vittima e raramente si dimostrano dispiaciuti o in colpa dopo aver compiuto atti di prepotenza.

Ci può essere una correlazione tra vittima-famiglia e bullo-famiglia?

Ricerche dimostrano che ci sono numerosi fattori di rischio e di protezione associati a una maggiore o minore probabilità di assumere atteggiamenti da bullo o da vittima. 

Tra gli stili genitoriali che possono caratterizzare la famiglia del bullo si possono annoverare atteggiamenti emotivi caratterizzati da scarso coinvolgimento emotivo, distacco affettivo e anaffettività; difficoltà nella gestione delle emozioni; comportamenti violenti di diverso tipo (verbale, psicologico, morale e fisico); stili educativi permissivi incapaci a contenere e porre limiti all’aggressività dei figli, che durante la loro crescita non saranno in grado di elaborare strategie di autocontrollo .

L’esposizione durante la prima infanzia a mancanza di cure o ad abusi da parte dei genitori, una storia di attaccamento difficile, i conflitti e l’aggressività fra coniugi, rappresentano fattori predisponenti significativi nell’assunzione del ruolo di bullo o vittima.

 

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