Il "brigante della Majella" a Spoltore, Fabrizio Fanciulli parla della sua infanzia

Sara Gerardi
29/11/2016
Cultura
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Il 17 dicembre sarà a Spoltore per una presentazione ufficiale del suo libro presso la SOMS, lui è Fabrizio Fanciulli di Pretoro, il "brigante della Majella", l'uomo a cui la montagna scorre nelle vene e che non potrebbe fare mai a meno della sua Majella. Il tema del Brigantaggio post unitario e la ricerca delle fonti storiche post Risorgimento sta diventando sempre più oggetto di studi e Fanciulli ha fatto di ciò la sua vita.

In questo frangente si inserisce l'opera letteraria “Chi Vive? Uomini diventati briganti” (Edizioni Sigraf), libro di chi da appassionato ricercatore di Pretoro si impegna negli studi sul Brigantaggio della Maiella.

Il libro dello studioso ha ispirato anche uno spettacolo teatrale in estate, tratto dal racconto di Elsa Flacco “Un palmo e mezzo sotto la terra”, con la regista Veronica Pace e la ricercatrice Stefania Proietto. Per comprendere al meglio le dinamiche dell'epoca dei Briganti lo stesso Fanciulli si racconta in un' intervista.

Come e quando nasce l'idea di un libro sul brigantaggio?

Diciamo che io sono un appassionato di montagna, da sempre, e ho mosso i primi passi sulla Majella da piccolo insieme a mio nonno quando mi portava a raccogliere funghi. Lui mi raccontava sempre di storie accadute in montagna; ricordo che quando mi allontanavo esclamava la tipica frase dialettale: "Mo cal li brigant!", per farmi spaventare. Questa frase l'ho impressa nella mia mente per molto tempo, soprattutto dopo la sua morte, quando erano cessati i racconti sui briganti. Cosicché tempo dopo sono andato all'Archivio di Stato di Chieti a documentarmi, volevo capire se quelle storie erano vere o solo frutto di una fantasia. Così è nata l'idea e l'inizio del libro.

Quali aspetti del brigantaggio vengono messi in luce?

Mi sono fatto una nuova idea del fenomeno e della storia del brigantaggio. A scuola, sui libri ci insegnano cose generiche che dicono "tutto e niente". Documentandomi mi sono reso conto, invece, che il Risorgimento era un periodo importante e tutt'oggi ancora poco conosciuto e molto nascosto, anche quello che comprende l'unità d'Italia. Questi uomini erano stati etichettati con il termine briganti come "banditi", invece, erano solo contadini che, unendosi in gruppi, si sono opposti allo Stato. E' un po' quello che oggi non siamo capaci di fare noi.

La trama del libro è ambientata in Abruzzo, a quali dei luoghi citati ti senti più legato?

Nel libro abbraccio il versante Orientale e Occidentale della Majella. Ho parlato anche dell'assalto di Pretoro del 6 giugno 1861, ma molte persone che hanno partecipato a questo scontro venivano anche dai comuni vicini come Abbateggio, Roccamorice, Caramanico. Ho trovato anche un documento nel quale la Majella veniva chiamata "Majella dei Fornelli". Quindi tutti i comuni citati hanno contribuito alla stesura del libro.

Qual è il messaggio che l'autore vuole comunicare al lettore?

Voglio sottolineare che la storia deve essere raccontata interamente e bisogna sempre raccontare la verità, bella o brutta che sia. L'unità d'Italia non è quella che ci hanno raccontato i libri di scuola, secondo la verità dello Stato, omettendo le ragioni dei vinti, inoltre voglio sottolineare l'importanza dei valori famigliari.

Quali sono i prossimi impegni futuri legati al libro?

"Il 17 dicembre sarò a Spoltore per una presentazione ufficiale, aprendo il concerto del cantante Povia. In seguito, a Pretoro, nei locali dell'ex canonica, per 15 giorni, a partire dal 26 dicembre all'8 gennaio farò un salotto culturale dal titolo "Lupi & Briganti..paesaggi, storie e meraviglie" dove si parlerà non solo di brigantaggio, ma anche di altri argomenti.  Ci sarà anche una mostra fotografia sul brigantaggio a cura di Stefania Proietto e la proiezione di un video.
 

Foto di Marina Chichi 

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