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Gesualdo, Silvina e Luigi De Felici pionieri della Croce Rossa di Pianella

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La scintilla più viva, che doveva poi provocare il grande fuoco, scoccò la sera di venerdì 24 giugno 1859 durante lo svolgersi della seconda guerra d’indipendenza italiana.

Un combattimento cruentissimo durava da 15 ore nei pressi di un borgo: Solferino, a sud del Lago di Garda.

Un giovane svizzero, Henry Dunant, sostava nella piccola città di Castiglione a poca distanza dalla lotta. Ebbe così modo di assistere al giungere di carrette cariche di feriti urlanti che subito riempirono le due chiese del paese adattate ad ospedale.

Egli stesso si improvvisa infermiere, raduna intorno a sé uomini e donne volenterosi: procura acqua, biancheria, fasce, incoraggiamenti e sorrisi.

I moribondi non conoscono il suo nome e lo chiamano “signore bianco” per via del camice che indossava.

L’impressione riportata non abbandonerà più Dunant per tutta la vita. Nel suo libro “Un Souvenir da Solferino”, divenuto in pochi mesi un best seller, scrisse pagine commoventi sulla condizione in cui si trovavano gli ammalati ed i feriti in quei giorni ed espresse l’idea dell’istituzione di ambulanze di soccorso.

Ma già nel 1848, un italiano, il famoso medico Ferdinando Palasciano da Capua, aveva manifestato tale pensiero al generale Filangieri. Minacciato di morte se avesse sol parlato della sua idea generosa egli non poté farla conoscere pubblicamente prima del 1861 e precisamente quando inaugurò in Napoli, all’Accademia Pontiniana, una seduta che si tenne per festeggiare l’entrata di Vittorio Emanuele II in quella città.

Nella medesima accademia, appena un anno dopo, il 29 settembre 1862, il Palasciano espose, in un congresso internazionale, il principio della neutralità del combattente ferito.

Sin dal 1864 sorse a Milano il “Comitato Centrale dell’Associazione di Soccorso per i militari feriti e malati in guerra”.

Da allora la Croce Rossa ha partecipato ad ogni vicenda triste o gloriosa del Paese: seguì la guerra del 1866, fu a Monterotondo ed a Mentana nel 1867, entrò con le nostre truppe a Roma nel 1870.

Con la legge 30 maggio 1882  fu eretta in Ente Morale e, da quell’anno, incomincia la sua grande opera iniziatrice.

Nel 1885 il Governo le consentì di contrarre un prestito a premi.

Ci è piaciuto da quel momento in poi ripercorrere la sua storia attraverso le gesta degli abruzzesi e, visto il luogo di questa ricorrenza, nell’opera della famiglia De Felici, che tanto lustro ha dato a Pianella.

Il capostipite, Gesualdo III ebbe la fortuna di prendere in moglie una donna straordinaria: Silvina Olivieri, nel cui sangue scorreva quello del padre, Silvino, eroe in America Latina, e di Leocadia Cambaceres appartenente ad una ricca famiglia francese di proprietari terrieri ed allevatori di bestiame immigrati in Argentina.

Gesualdo De Felici, presidente per diversi anni del Sotto Comitato della Croce Rossa di Castellamare Adriatico, fu insignito, da quel consiglio comunale, di una medaglia d’oro per l’opera prestata durante l’epidemia.

Nel conferimento viene lodato “…per aver dovuto, specie nella zona di Colle Consorte, dissipare i pregiudizi delle locali popolazioni che, in preda ad inveterati errori popolari, ritenendosi vittime designate del flagello, mostravasi sospette di ogni sorta  di medicamenti si porgesse ai malati”.

Assieme a lui furono premiati con medaglia d’oro il De Riseis e con quella d’argento l’ing. De Cecco e Giulio Muzii, presidente quest’ultimo, come lo era stato il padre Leopoldo, della locale Società Operaia di Mutuo Soccorso.

Il più antico documento della Croce Rossa abruzzese rinvenuto nel c.d. “fondo De Felci” presso l’Archivio di Stato di Pescara è del 13 agosto 1891 ed è a firma del marchese.

Trattasi di un invito ad una conferenza di igiene tenutasi nel Padiglione Marino a cura del Dott. Baumann, direttore della Regia Scuola di Ginnastica di Roma.

A Castellamare si affianca alla locale sotto sezione anche una sezione femminile con sede a Villa Delfina, di proprietà dei De Felici.

Un annuncio ciclostilato senza data invita le signore socie il giorno di domenica 10 gennaio alle ore 14 ad intervenire in villa per costituire la Sezione Femminile della Croce Rossa, eleggere la vice presidente e le cinque consigliere e, soprattutto, per porre le basi di quella che sarà la locale “Scuola Infermiere”.

Ad animarla, neanche c'è da chiederselo, era la vulcanica Silvina. In un suo appunto così leggiamo:

“..scrivere una lettera al Comitato Regionale di Ancona perché questo si interessi alla creazione, anzi continuazione, della scuola infermiere a Castellamare. E poiché il Posto di Soccorso alla stazione ferroviaria verrà migliorato ed ampliato le allieve infermiere, scriveva sempre Silvina, potrebbero istruirsi convenevolmente al Posto di Soccorso sotto la direzione del capitano Dott. Ruffini, il quale potrebbe essere coadiuvato efficacemente, per la parte teorica e pratica, dal capitano Dott. Roberto Pandolfi”.

E a seguire: “Il presidente dovrebbe proporre la Sig.ra Fusilli ed il marito per una medaglia di benemerenza”.

Il 29 maggio del 1914 fermò alla stazione di Castellamare il treno della Croce Rossa che stava compiendo un giro per l’Italia in occasione del 50° anniversario dalla fondazione del nobile istituto. Ad accoglierlo, la fonte è un documento dell’epoca del 24 maggio, il sindaco, le autorità tutte e le dame di carità.

Silvina partecipò come Infermiera Ispettrice Volontaria alla Prima Guerra Mondiale e la sua berretta venne fregiata di ben 4 croci di guerra, una per ogni anno del conflitto.

Della stessa si conservano due fogli di viaggio per militi: uno per recarsi a Ferrara per poter prendere servizio nel XIX Treno Ospedale della CRI, l’altro per arrivare all’Ospedale Militare n. 52 di Arta (UD) dove il figliuolo Luigi, Commissario della Croce Rossa, era stato ricoverato a seguito di una ferita riportata in prima linea mentre dirigeva la c.d. “Ambulanza 85”, la più gloriosa unità di soccorso da guerra, insignita, sotto il suo comando, di ben due encomi.

Quivi, assistita dalla sua amica, l’infermiera D’Abundio, si prese cura dei numerosi feriti portati dalle retrovie.

Meritò, la nostra, anche la Stella commemorativa di Fiume con relativo autografo del comandante Gabriele D’Annunzio.

Lo stesso, in giovane età, forse di lei invaghitosi e rapito dalla sua celestiale voce, le dedicò un carme  nel terzo libro di Primo Vere dal titolo “Alla Signorina Silvina Olivieri”. La giovane marchesina, accompagnata dall’On. De Riseis che simpaticamente le faceva da baritono, intratteneva, infatti, gli astanti al Padiglione Marino o a Villa Delfina con un ampio repertorio.

Allorchè la furia dei moti tellurici si abbatté sulla Marsica distruggendo vite ed averi, ella accorse ansante e aiutò quegli infelici scambiando il giorno con la notte nella frenetica ricerca dei dispersi. Tanto le fece meritare una medaglia d’argento al merito di guerra.

Pei danneggiati della Marsica fu editata un’edizione di lusso sull’arte e la cultura abruzzese, il cui ricavato fu destinato alla Croce Rossa.

Nell’occasione del terremoto del 15 gennaio 1915 la Croce Rossa inviò nei luoghi colpiti dallo spaventoso cataclisma: 90 medici, 290 infermieri, medicinale e materiale sanitario in grande quantità.

Anche a Pianella, sua patria, Silvina non sottrasse l’opera sua d’assistenza.

In una lettera del 14 luglio 1920 il sindaco le esprimeva la propria riconoscenza a nome dell’intera cittadinanza per aver alleviato il dolore di chi ebbe a contrarre la grave epidemia vaiolosa che tormentò per ben sei mesi la città.

La marchesa aveva accolto in una parte del suo palazzo, trasformato in lazzaretto, gran parte degli infermi.Tutto questo bene prodigato ai suoi concittadini ella lo riebbe in un sol giorno: quello del suo funerale.

Il 10 marzo del 1934 un lungo corteo funebre attraversò Viale Regina Margherita e Villa De Felici per portarsi nella cappella di famiglia innanzi alla quale il Podestà, tra il pubblico affranto, le pose l’estremo saluto.

Luigi De Felici nacque il 16 luglio del 1884 e non potè che abbeverarsi sin da giovane alla fonte di carità ch’aveva in famiglia e mutuare dai genitori l’amore per il prossimo e per la Patria.

Nel 1911, sebbene appartenente alla terza categoria della classe 1884, desideroso di rendersi utile al Paese, s’arruolò volontario nella Guerra di Libia col grado di Ufficiale Commissario della CRI.

Non volle sottrarsi al suo destino allo scoppio del primo conflitto mondiale; arrivò addirittura a farsi raccomandare con un telegramma dal capitano Aldigerio Scoccianti per poter comandare l’Ambulanza 85, unità di prima mobilitazione, che col suo organico era destinata alla medicazione nelle prime linee, tra il sibilo dei proiettili e le schegge delle bombe.

Le ambulanze da montagna erano piccole formazioni sanitarie. Il loro materiale, pur se completamente sommeggiabile su quadrupedi, veniva impiegato in autolettighe dedicate al trasporto dei feriti.

Assieme alle autoambulanze radiologiche e a quelle con elettrovibratore, salvarono tante vite per la celerità dell’intervento.

A Luigi De Felici e Salvato Massimo Pionio furono conferite dalla Croce Rossa due medaglie di bronzo al valor militare, il primo luglio 1917 e il febbraio dello stesso anno, per l’assistenza prodigata ai feriti e ai malati durante le operazioni militari sul fronte italo-austriaco. A riportarci la notizia è il prof. Morelli nel suo saggio “Per la Pace”.

Anche durante il fascismo diverse furono le richieste della Croce Rossa pervenute al Comune di Pianella. Ciò sappiamo grazie al riordino dell’archivio storico comunale, prezioso strumento fino a qualche anno fa difficilmente consultabile, oggi nelle esperte mani di Silvia Cancelli.

Venivano dal Presidente Provinciale di Pescara, il dottore dei poveri Leopoldo Mascaretti, assessore in quel Comune.

La Croce Rossa, assieme all’Opera Nazionale per gli Orfani costituitì nella città di Pianella un comitato per la raccolta di fondi attraverso la vendita di simboliche margherite da occhiello.

In età repubblicana le amministrazioni succedutesi hanno sempre collaborato con la Croce Rossa iscrivendo, allora era costume, l’intero comune a socio sostenitore del sodalizio.

Di tale amabile gesto resta memoria nella corrispondenza a firma di due sindaci pianellesi, il Cav. Luigi Novigno, tra l’altro valente pittore, ed il Dott. Presutti .

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