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“L’altra strada del Boyscout di Rignano”

| di Carlo Di Francesco - Pianella - PE
| Categoria: Politica | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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      Il Senatore Matteo Renzi, nel suo ultimo libro pubblicato a Febbraio 2019, proponeva “un’altra strada per l’Italia di domani”, molti, all’epoca, si domandavano: quale sarà la nuova strada che intende percorrere ? In quale direzione vuole andare e con chi ?

      All’indomani della crisi di governo, risolta in pochi giorni con il “patto anomalo”  tra PD e M5S proposto in primis dallo stesso Renzi, dopo la “sistemazione” dei ministri e sottosegretari  c’è stato l’annuncio a sorpresa della sua uscita “amichevole” dal PD, in pratica una scissione, anticipando addirittura anche il nome del suo nuovo partito che si chiamerà “Italia Viva”.

       Non si può credere che prima di questo annuncio nulla era stato preparato e programmato, quindi “l’altra strada” che Renzi intendeva percorrere era già progettata e tracciata almeno dall’anno scorso, se così è allora, si può pensare che i dirigenti e gli iscritti del PD, non informati, negli ultimi mesi, onestamente hanno creduto ad una serie di bugie, di atteggiamenti e discorsi falsi assunti dai componenti renziani a tutti livelli, i quali hanno tenuto in segreto il loro progetto.

       A questo punto io credo sia utile rivolgere uno sguardo all’indietro e fare alcune considerazioni, esaminando tutto il percorso politico del “Boyscout di Rignano”, che ebbe inizio con l’elezione a Presidente della Provincia di Firenze 2004-2009, e successivamente a Sindaco di Firenze 2009-2014, mentre nel 2010, alla prima “Leopolda”, lanciò l’idea della cosiddetta “rottamazione senza incentivi” dei dirigenti di lungo corso che erano all’interno del PD.

       Nel 2012, Renzi, iniziò la scalata ai vertici del PD candidandosi alle primarie, la prima volta fu sconfitto, le successive nel 2013 e 2017 le vinse, proponendo sempre il cambiamento con la famigerata “rottamazione” dei dirigenti fondatori del partito, pensando forse che essi si facessero rottamare in silenzio come le automobili, invece il suo modo di fare politica determinò solo divisioni e litigi continui con le varie correnti, ed infine produsse una clamorosa scissione dei cosiddetti “rottamati” i quali  abbandonarono la “ditta”.

       Nel febbraio 2014 Renzi, da segretario  PD,  con un voto a maggioranza in direzione, propose di sfiduciare Enrico Letta, che era a capo del governo delle larghe intese, senza un valido motivo politico, infatti sfrattato Enrico Letta fu nominato lui al suo posto, subito dopo promosse e approvò “il patto del Nazareno” con Berlusconi, disse per le riforme costituzionali, il quale, a molti dirigenti e ad un’ampia base di militanti non piaceva affatto.

       Con quel suo governo, Renzi, ottenne solo l’approvazione di alcune leggi favorevoli alla destra liberista e a tutela degli interessi dei capitalisti e monopolisti, ma poche cose a vantaggio dei lavoratori e della povera gente.

        Nel 2016 con il Referendum Costituzionale voleva cambiare la costituzione, sfidò tutti gli Italiani con spavalderia e tanta presunzione, ma fu sconfitto con il 60% di voti contro, poi si dimise da tutti gli incarichi di governo e di partito come lui stesso aveva promesso, non preoccupandosi delle sorti del PD.

        Nel 2018, alle elezioni politiche il PD, guidato da Maurizio Martina, crollò al 18%, e Renzi non riconobbe nessuna sua responsabilità per la pesante sconfitta, non fece mai un’autocritica, però prima delle elezioni riuscì a piazzare i “suoi” candidati a capolista nei collegi uninominali sicuri e furono eletti, infatti 38 Senatori e 70 Deputati, oggi vengono definiti dalla stampa come “renziani”.

        Renzi, dopo la sconfitta elettorale, disse che lui rimaneva in tribuna mangiando “pop-corn”, cioè fermo a guardare, nel frattempo il PD con  le primarie e con un democratico congresso nominò Zingaretti a nuovo segretario e un altro gruppo dirigente, al quale fu affidato l’arduo compito di recuperare i voti perduti per la politica sbagliata condotta negli ultimi anni.

      Nell’ultimo anno, trascorso apparentemente in silenzio ma con stipendio da Senatore, Renzi è stato impegnato a promuovere i comitati civici di “Azione Civile” con centinaia di comitati in Italia e diecimila iscritti, i quali sembravano proprio un preludio di un nuovo partito.  

     Scoppiata la crisi di governo, Renzi riappare pubblicamente con la “sua” proposta di un accordo di governo con il M5S, scavalcando il segretario Zingaretti e gli organi dirigenti del PD, che non ancora avevano deciso, accantonando tutte le offese personali ricevute dal M5S, solo per il “bene dell’Italia”, aggiungendo però che lui non avrebbe partecipato né alle trattative né al governo, quindi non ci metteva la faccia, invece nelle trattative con M5S diversi “renziani” erano sempre a fianco di Zingaretti, poi, concluso il patto di governo e dopo aver contrattato e piazzato alcuni “suoi” ministri e sottosegretari, si è lamentato persino che nella lista dei sottosegretari non c’era nemmeno un “toscano”.

       Io penso che a Renzi del destino del PD non gli è mai interessato, forse pensava di impadronirsi di quel partito, il quale aveva un’ampia base popolare, e, dopo aver rottamato i dirigenti lo voleva dirigere da solo con un ristretto gruppo di fedelissimi il cosiddetto “giglio magico” e così è stato, tutti gli altri, ovvero coloro che non erano d’accordo, venivano considerati “gufi” o traditori che pugnalano alle  spalle.

      Infatti l’annuncio a sorpresa dell’uscita dal PD, e la fondazione di un nuovo partito tutto suo, dimostra che Renzi gioca a guidare il partito da solo, oggi si capisce chiaramente che “l’altra strada” che intendeva e che intende percorrere sicuramente non porterà verso la sinistra riformista socialdemocratica, ma va verso il centro moderato e liberista.

      La fretta di Renzi, di proporre la formazione del governo con il M5S, scaturisce non solo dalla necessità di guadagnare tempo, in quanto non era pronto e organizzato con il nuovo partito ad affrontare le elezioni politiche anticipate, ma, vista la fretta nell’annunciare l’uscita dal PD e la formazione del nuovo partito “Italia Viva” ancor prima della “Leopolda”,  anche per condizionare le scelte del Governo giallo-rosso con le sue “truppe” parlamentari sulla prossima finanziaria, ma soprattutto, in prospettiva, per partecipare come parte attiva, distinta dal PD, al tavolo delle numerose nomine da fare negli enti pubblici (Eni, Enel, Poste, Cassa D.P.P., Leonardo, Fincantieri ecc…) che andranno in scadenza nei prossimi mesi e nel 2020.

       Comunque, dopo la “Leopolda” del 18-21 ottobre prossimo e nei mesi successivi vedremo quale strada percorrerà Renzi

Carlo Di Francesco - Pianella - PE

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