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La fusione dei comuni: l’asse Pescara - Montesilvano esclude Spoltore

A Montesilvano il PD preferisce una città lineare

| di Alessandra Renzetti
| Categoria: Politica
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Un percorso di integrazione e collaborazione graduale che punti all’unificazione degli strumenti di pianificazione tra Pescara e Montesilvano per migliorare servizi ed evitare sprechi; questo è il vero senso della fusione dei comuni per il Partito Democratico di Montesilvano.

Il referendum consultivo del 25 maggio 2014 che ha coinvolto i comuni di Pescara, Montesilvano e Spoltore non può rimanere inascoltato, ma di certo non rappresenta una realtà equilibrata ed omogenea dell’elettorato per la mancanza di un quorum costitutivo, per la validità e la mancata previsione di una formale espressione di volontà dei comuni interessati.

La fusione, in Italia, è stata utilizzata dal 1990 al 2012 come strumento utile per replicare all’inadeguatezza dei comuni più piccoli; in questo caso, però, il progetto referendario rappresenta un unicum in regione Abruzzo interessando comuni più grandi, con un ammontare complessivo di un bacino di popolazione di circa 194.249 (dati Istat 2015), in cui il peso ponderale delle tre città è fortemente squilibrato, costituendo la popolazione pescarese il 62% del totale, a fronte del 27% di quella di Montesilvano e al di sotto del 10% quella di Spoltore.

Com’è noto, l’art. 133, comma 2, della Costituzione attribuisce alla potestà legislativa della Regione la possibilità di istituire nuovi Comuni e modificare le loro circoscrizioni e denominazioni, dopo aver sentito le popolazioni interessate. L’art. 15, comma 1, del d.lgs. 267/2000 (testo unico degli enti locali) precisa che la procedura da seguire per giungere ad una legge regionale di fusione è rimessa ad una legge regionale generale ad hoc; la potestà legislativa regionale, qualificata come esclusiva, deve in ogni caso rispettare i principi stabiliti negli artt. 15 e 16 del d.lgs. 267/2000.

Dunque, ciascuna Regione predispone una disciplina generale sul procedimento legislativo di fusione, nel rispetto della quale deve essere adottata ogni singola legge regionale istitutiva di un nuovo Comune, qualificata come legge-provvedimento; la natura vincolante o meno dei relativi esiti è rimessa all’autonomia del legislatore regionale.

Il Partito Democratico di Montesilvano, nell’ascoltare questo importante segnale di volontà popolare espressa con il referendum, vuole aprire la strada ad una cooperazione progressiva tra le città di Montesilvano e Pescara, nella volontà di ottimizzare l’esercizio delle funzioni e l’erogazione dei servizi di competenza, promuovendo tra i consigli comunali un’ipotesi di unione su contratto di servizi, escludendo però il comune di Spoltore, anch’esso chiamato a votare per il referendum del 2014.

La giovane storia di Montesilvano e la particolare e similare conformazione territoriale si presta bene ad un ragionamento di grande città lineare metropolitana della costa adriatica, visto che le due città condividono molti aspetti, dalla medesima vocazione turistico-balneare all’esigenza di riqualificazione delle periferie.

Un primo passo prevede la pianificazione urbanistica unica, in cui la funzionalità degli spazi sia messa a sistema tra le due città in maniera biunivoca in modo da evitare inutili doppioni o nuovi insediamenti urbani e privilegiare la riqualificazione dei milioni di metri cubi a disposizione di ciascuna.

È necessario, poi, un piano spiaggia unico che valorizzi il potenziale ricettivo del polo alberghiero montesilvanese.

Un piano della mobilità sostenibile unico, che valuti la pedonalizzazione della riviera e non connoti il nuovo mezzo di collegamento sulla strada parco come vettore che dal centro porti alla periferia.

Una gestione dei rifiuti unica e un piano di marketing turistico unico, su modello della riviera romagnola che connetta singoli luoghi pur conservando le specificità.

Un corpo unico di Polizia Municipale locale moderno e mobile con comuni politiche per la sicurezza ed una condivisa strategia di presidio del territorio.

E’ importante, dunque, far prevalere l’idea di una città metropolitana non di stampo “pescarocentrico” che attiri su di sé tutte le funzioni di pregio e releghi i territori limitrofi a funzioni di puro serbatoio di utenti, di consumatori, di residenze, di lavoratori.

Pertanto la Segreteria del PD di Montesilvano, si augura che il Governatore D’Alfonso, voglia avviare uno studio di fattibilità quale strumento conoscitivo di cui possono fruire gli enti locali per compiere valutazioni a supporto di successive scelte politiche di tipo associativo o relative all’ampliamento dell’ambito di operatività.

Questo consentirà agli enti locali interessati di raccogliere preventivamente gli elementi utili in base ai quali richiedere alla Giunta regionale di attivare il procedimento legislativo per la fusione.

Alessandra Renzetti

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