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L’olio d’oliva e l’ostacolo legislativo europeo

A Pianella un incontro tra gli attori del mondo oleario abruzzese

| di Francesca Di Giovanni
| Categoria: Enogastronomia | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Dopo mosca olearia e xylella, l’ingresso e l’occultamento del prodotto tunisino, è giunta un’ulteriore minaccia per l’olio d’oliva: l’omissione del termine minimo di conservazione. Il provvedimento, che verrà applicato a breve in assenza di una forte opposizione, deriva dal Parlamento Europeo che ha proposto un disegno di legge per la modifica di quanto previsto dall’articolo 7 della legge 9 del 2013. Coldiretti, Confrantoiani, produttori, consumatori, associazioni di settore, amministrazioni comunale e un’importante fetta del mondo politico hanno preso parte ad un dibattito svoltosi venerdì 1 aprile presso il ristorante “Lu piatte calle” di Pianella.

Il meeting ha concesso un confronto tra diverse realtà, tutte strettamente collegate ad uno dei prodotti d’eccellenza della regione verde d’Italia, con lo scopo di fronteggiare chi sta mettendo a dura prova il sistema economico e salutistico del Paese. Sandro Marinelli ha accolto i numerosi presenti nella doppia veste di primo cittadino del comune ospitante e di presidente D.A.Q. olio d’oliva, moderando una riunione che ha presto scaldato gli animi di chi ha capito il reale problema a cui stiamo andando incontro. «In un contesto internazionale in cui l’attenzione nei confronti del mangiar bene diviene sempre più importante, non bisogna mistificare, bensì bisognerebbe esser chiari e dare al consumatore finale la libertà di scelta» afferma il sindaco, aggiungendo che ciò può esser fatto solo con un valido appoggio degli organi politi. A sostenere tale tesi è Lorenzo Sospiri, capogruppo di Forza Italia, che preme sull’assurdità della decisione comunitaria presa senza tenere in considerazione l’impatto sul territorio nazionale e tanto più abruzzese: 3 D.O.P., più di 300 frantoi e migliaia di schiene rotte per svolgere un lavoro di alta mano d’opera. Il supporto del gruppo da lui rappresentato sarà costante e andrà a colpire tutte quelle ingiustizie ricevute nel corse del tempo, con un’azione iniziale di applicazione di etichette realizzate per distinguere il prodotto tunisino da quello italiano, attività che dovrebbe esser svolta spontaneamente da parte del Governo. Affianco a lui si batterà l’Onorevole Aldo Patriciello, Deputato al Parlamento Europeo: «Con l’evoluzione della società, il mondo del lavoro è in costante cambiamento, ed oggi è proprio l’industria agraria quella su cui dover fare la maggior parte degli investimenti per il futuro. La mancanza della trasparenza sulla tracciabilità ha già portato gravi conseguenze, con il nuovo provvedimento si andrebbe a peggiorare la situazione, soprattutto a danno delle piccole realtà locali. I produttori che hanno una tiratura di bottiglie limitata non riuscirebbero a fronteggiare da soli una campagna di marketing volta alla valorizzazione dell’eccellenza del prodotto, ed è per questo che bisognerebbe fare squadra e ricevere il supporto di Consorzi, associazioni di settore e amministrazioni, lavorando congiuntamente per il raggiungimento di un obiettivo comune vantaggioso per tutti».

I centri che rappresentano la maggior parte della produzione olearia locale sono Pianella, Moscufo, Collecorvino ed Elice, i cui sindaci hanno presenziato l’incontro, insieme a Loreto (il maggior produttore), Penne e Città Sant’Angelo. Il presidente della Commissione di Vigilanza Mauro Febbo sottolinea l’importanza di tutti gli attori che ruotano intorno all’ottima fattura di un ingrediente che sta alla base della nostra alimentazione, ringraziando il presidente dei Confrantoiani Alberto Amoroso e premendo sulla necessità di un cospicuo investimento in agricoltura. A conferma delle sue parole, il presidente del Consorzio Tutela D.O.P. Aprutino Pescarese Silvano Ferri riporta i fatti concreti alla base del successo del piccolo frutto figlio delle nostre colline: più di 2 milioni di piante di ulivo e neanche un litro di olio sfuso importato da nazioni estere. A ciò aggiunge: «le ricchezze di cui la natura ci ha dotato sono eccezionali, ma purtroppo nessuno di noi singolarmente è mai stato in grado di trasmetterlo all’esterno, privandoci fintanto di raggiungere la classifica delle D.O.P. più esportate dall’Italia».

La vasta sala gremita testimonia quanto gli abruzzesi siano legati ai propri tesori alimentari e quanto siano disposti a lottare per non rinunciare alla qualità che da sempre è presente sulle loro tavole. I momenti conviviali e la condivisione delle prelibatezze culinarie stanno alla base della tradizionale vita quotidiana e il consumatore consapevole sa bene che per ovviare ogni dubbio deve recarsi direttamente dal produttore per l’acquisto. La preoccupazione più grande deriva dal fatto che spesso ciò non basta, seppur può aiutare ad una ripresa insieme ad una sensibilizzazione nei confronti degli ignari, e dunque dovrebbero essere i vertici che ci rappresentano ad agire per tutelare un’intera nazione.

Francesca Di Giovanni

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