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Don Vito Cantò, le motivazioni della sentenza

il tribunale di Pescara ha reso note le motivazioni della sentenza che ha condannato l'ex parroco di Villa Raspa a 3 anni e otto mesi di reclusione

| di Redazione
| Categoria: Cronaca
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Sono state rese note le motivazioni della sentenza, che ha condannato Don Vito Cantò, l'ex parroco della chiesa San Camillo De Lellis di Villa Raspa di Spoltore, a tre anni e otto mei di reclusione per abusi sessuali su minore. Don Vito dall'ottobre 2011 a maggio 2012, ha abusato di un suo chierichetto che all'epoca aveva 15 anni.

La sentenza cita testualmente:

“L'imputato non è meritevole delle circostanze attenuanti generiche per una serie di considerazioni: per la scelta non casuale della vittima che, presentando problematiche relazionali e di tipo psicologico (certamente a lui note per il ruolo anche di educatore svolto all'interno della comunità parrocchiale), era soggetto facilmente soggiogabile; per lo specifico ruolo rivestito quale padre spirituale nella parrocchia frequentata dal giovane; per l'intensità del dolo dimostrata attraverso la ripetizione degli abusi sessuali; per gli effetti della condotta dell'imputato sulla personalità della vittima; per la condotta assunta successivamente alla segnalazione del suo comportamento all'autorità ecclesiastica, volta a screditare il minore abusato e la sua attendibilità”.

Le testimonianza della vittima quindi sono state fondamentali, che sono state ritenute attendibili. Fondamentali sono state inoltre in questa vicenda le testimonianze della madre e della sorella e gli amici della vittima, che hanno aiutato il giudice a ricostruire tutte le fasi di questa triste storia. Don Vito era visto come una guida spirituale, e spesso invitava i ragazzi nella propria abitazione. Li il parroco con la scusa di far consumare alcol, intratteneva i ragazzi con discorsi legati alla sessualità e in particolare all’omosessualità.

Il giovane ragazzo era ovviamente in uno stato di confusione mentale, e il parroco ne ha approfittato per consumare rapporti sessuali.

Vengono quindi rigettate le richieste della difesa, secondo la quale Vitò Cantò, non andava condannato, in quanto già punito dalla curia ecclesiastica.

 

Redazione

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