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Galadini: le aree collinari della provincia di pescara sono a rischio sismico

Il ricercatore dell'INGV fa il punto sul rischio sismico costiero e collinare dell'Abruzzo

| di Redazione
| Categoria: Attualità
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In questi giorni, in occasione del dibattito tenutosi a Pescara venerdì 16 febbraio, organizzato dal Forum H2O, in collaborazione con gli architetti  PPC di Pescara, si è discusso molto del rischio sismico che si ha nella costiera adriatica e nelle zone collinari pedeappenniniche.

Fabrizio Galadini, ricercatore INGV , l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, specializzato nel controllo dei fenomeni sismici e vulcanologici del nostro paese, ha rilasciato dichiarazione che possono apparire allarmiste, in un primo momento.

L’Abruzzo sappiamo gia che sia una delle regioni d’Italia con rischio sismico più elevato, ma fino ad oggi si consideravano esclusivamente le zone montane.

Il professor Galadini, per la prima volta parla di “rischio sismico per le aree costiere e collinari”, sulla base di registrazioni storiche e sulla conoscenza delle faglie presenti nel nostro territorio..

Le faglie che interessano quest’area sono due: una che attraversa la zona montana fino alla costa, dove troviamo i paesi di Elice, Città Sant’Angelo e Cappelle Sul Tavo.

L’altra è quella che attraversa Cepagatti, Pianella, MoscufoLoreto Aprutino e Collecorvino.

Al riguardo il ricercatore afferma: "Va osservato che, a differenza della sismicità appenninica, quella dell’area a est della catena è certamente meno definita per quanto riguarda l’origine – in termini di faglie che ne sono la causa. In pratica il quadro conoscitivo relativo alle sorgenti sismogenetiche è largamente incompleto.

Nulla di sostanzialmente nuovo, quindi, solamente una presa di coscienza per tutti gli abitanti di queste aree.

Riportiamo quanto affermato dal Professor Galadini

I settori costieri risentono – con danni anche ingenti – della forte sismicità appenninica legata alle grandi faglie estensionali. Ciò è avvenuto, ad esempio, in occasione dei terremoti del 1703 e del 1915. In riferimento a quest’ultimo terremoto sono da notare i cospicui danni in Val Pescara e centri posti più a est, come Chieti, Penne e Cappelle sul Tavo, cui è stata attribuita l’intensità 7 della scala Mercalli. Ciò considerato, particolare attenzione dovrebbe essere posta ai possibili effetti dell’eventuale attivazione della faglia appenninica più prossima ai settori adriatici, quella di Assergi-Campo Imperatore, considerata attiva e in grado di generare terremoti con magnitudo anche maggiore di 6.5. Da notare che a questa faglia, a oggi, non sono riconducibili forti terremoti storici.
I terremoti della fascia pedeappenninica (1706, 1881, 1933, 1943, 1950 …) – probabilmente in buona parte, ma non esclusivamente, da ricondurre all’attivazione di faglie inverse – hanno generato ingenti danni, pur essendo stati mediamente meno forti (a parte il 1706) di quelli appenninici. È il probabile risultato della maggiore prossimità degli epicentri alle zone costiere. Tra gli eventi citati, di particolare interesse quelli del 1881, del 1933 e del 1950. Il primo, cui è oggi associata una magnitudo pari a 5.4, ha causato moderati danni a Lanciano (grado 7 della scala Mercalli) e Ortona (6-7) e lievi danni a Francavilla, Chieti e Pescara (6). Il secondo, cui è associata una magnitudo pari a 5.9, nelle zone più prossime all’Adriatico ha causato danni a Villamagna e Chieti (grado 7 della scala Mercalli) e a numerosi altri abitati come Lanciano, Treglio, Crecchio, Giuliano Teatino, Tollo, Miglianico, San Giovanni Teatino, Cappelle sul Tavo, Città Sant’Angelo (grado 6). Il terremoto del 1950, cui è associata una magnitudo pari a 5.7, oltre che di danni nel settore costiero teramano (fino a Tortoreto, Giulianova e Roseto) è responsabile di danni moderati nell’entroterra pescarese: Penne (grado 7), Elice, Collecorvino, Loreto Aprutino, Pianella (6-7 Mercalli). Proprio per la maggiore prossimità agli abitati della costa, le sorgenti sismogenetiche che hanno generato questi terremoti meritano ogni attenzione dal punto di vista dei futuri approfondimenti scientifici legati alle pratiche di difesa dai terremoti, soprattutto in considerazione del forte inurbamento che ha caratterizzato i settori costieri nella seconda metà del XX secolo, in assenza di classificazione sismica del territorio. Va osservato che, a differenza della sismicità appenninica, quella dell’area a est della catena è certamente meno definita per quanto riguarda l’origine – in termini di faglie che ne sono la causa. In pratica il quadro conoscitivo relativo alle sorgenti sismogenetiche è largamente incompleto

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