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Il repertorio iconografico nei piatti di ceramica popolare abruzzese tra '800 e '900 della collezione “Norscia”.

A Pianella una mostra dal 16 aprile al 1 maggio

| di Alessandro Morelli
| Categoria: Arte | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Sabato16 aprile alle ore 17.00 presso il palazzo della cultura di Pianella, sarà presentata al pubblico la mostra, “L'Abruzzo: il nostro piatto forte”, il repertorio iconografico nei piatti di ceramica popolare abruzzese tra '800 e '900 della collezione “Norscia”.

Alimentazione, artigianato e tradizioni costituiscono le ricchezze di un territorio da tutelare ed un patrimonio da valorizzare. Il frate domenicano Serafino Razzi nel suo resoconto di viaggio ci parla della fiorente arte della maiolica di Castelli nel 1575 e dei “vasellamenti nobili”.

Agli inizi del Seicento si parla del “passo de mulattieri” per “vasa di maiolica” in territorio di Bacucco, oggi Arsita, poiché i vasari trasportavano a dorso di mulo le ceste con i manufatti  da Castelli a Napoli.

La grande forza vitale, legata alle tradizioni, alla religione, alla semplicità della vita, agli usi, costumi e credenze popolari, agli antichi mestieri ed al cibo, si riscontra in d'Annunzio  nel racconto La Fattura, inserita nelle Novelle della Pescara, opera marcatamene legata all'Abruzzo rurale ed arcaico, ricco di contrasti.

Lo sviluppo  legato al commercio della maiolica ove possibile con il  baratto successivamente trovò una dimensione commerciale legata all'esportazione verso destinazioni anche al di fuori del Regno di Napoli attraverso i porti dell'Adriatico nel XVII e XVIII secolo.

Le vie dell'acqua assicuravano l'approvvigionamento di alcune materie prime necessarie alla fabbricazione delle stoviglie. La presenza di mercanti veneti e bergamaschi in Abruzzo è ampiamente documentata.

La ceramica a carattere popolare ha nel repertorio iconografico, figure fitomorfe, fiori, il “fioraccio”, piccoli animali, galletti, figure geometriche,  decori a comparti e decori a rete, figure di santi (San Rocco), figurine allegoriche, motivi araldici.

 Allo smalto bianco si aggiungono i colori vivaci, spesso utilizzati, che vanno dall'azzurro al giallo, all'arancio ed al verde, al bruno ed al violetto. Spesso i colori venivano macinati nei mulini presenti sul torrente Leomogna.

Le decorazioni dei piatti grandi, in turchino, realizzati a spugnetta, usati per contenere i maccheroni, rappresentano uno dei motivi più interessanti della mostra. Nel cavo del piatto a volte è presente la decorazione floreale a pennello.

I piatti grandi erano utilizzati anche come dono nuziale con l'iscrizione del nome della sposa.

Determinati stilemi vennero tramandati per secoli, pur trattandosi di gesti, e decori eseguiti in serie, all'artigiano rimaneva uno spazio per l'inventiva che, nelle mani sapienti di taluni decoratori, poteva raggiungere dei risultati di ottimo livello.

L'artigiano conosceva i gusti del pubblico e della comunità nella quale operava, dettati dai tempi, dalle mode e dal prezzo.

Una mattonella per abbellire un mobile, od un piatto “istoriato” o “da pompa” da parete era certamente motivo di orgoglio per un maiolicaro, ma la creazione e la ripetitività nel produrre maioliche d'uso comune in grandi quantità ha permesso di tramandare le tecniche antiche e la tradizione ceramica fino ad oggi.

L'allievo a bottega, il ceramista artigiano, il Maestro dell'arte ceramica. La committenza facoltosa, invece, era costituita da antiche famiglie nobili, ricchi possidenti e pochi professionisti, scarsa del resto era l'industria nell'800 in Abruzzo.

Numerose erano le fiere, dopo l'Unità d'Italia, in provincia di Teramo e di Chieti nelle quali  venivano vendute le stoviglie prodotte in molti centri abruzzesi. Sul finire dell'800 le esportazioni erano pressoché nulle, l'artigianato visse una grave crisi dovuta a diversi fattori, il commercio ed il consumo riguardavano aree circoscritte localmente.

L'attribuzione dei pezzi esposti alle botteghe di Bonaventura de Nardis, di Raffaele Bozzelli ed a Giuseppe Bontempo di Rapino è resa possibile dai  timbri commerciali del tempo oltre che da alcuni motivi ricorrenti, (es. uccellini, rosa spina). Analogo discorso, per lo studio della ceramica in area chietina, per la bottega d'Emilio di Palena; infatti, oltre a Castelli e Rapino, tra i centri ceramici più  rappresentati per numero di pezzi, nella collezione sono presenti alcuni manufatti di Palena.

Le lucentezze e i colori delle maioliche d'uso comune rappresentano i tratti connotanti della produzione ceramica abruzzese. Molte botteghe artigiane abruzzesi parteciparono a numerosi concorsi nazionali per l'artigianato ed esposizioni a partire dal 1911 a Roma dove fu allestito un padiglione abruzzese con numerose maioliche della collezione del barone Aliprandi di Penne.

La collezione “Norscia” è collegata alla vita dei contadini, degli artigiani, dei ceti popolari e alla cucina popolare. La cucina popolare si basava sulle verdure, sulla pasta, sulla carne, e sul pesce per le zone in prossimità del mare o dei fiumi.

Il collezionista ha recuperato diversi pezzi nel tempo; ha costituito un “museo domestico” i cui pezzi sarebbero stati cancellati dall'incuria se non fosse stato l'amore e la passione per le cose del passato a bloccare l'oblio e l'indifferenza verso il recupero e la salvaguardia del patrimonio della cultura popolare.

Le vazzije o piatte ranne, smaltati ed ornati di uccellini, fiori, venivano usati in occasione della mietitura, della trebbiatura, della vendemmia, occasioni di incontro tra contradaioli che si riunivano lungo l'arengo del  campo di grano durante la mietitura, nell'aia dopo la trebbiatura, tra i capanni delle viti durante la vendemmia, dove le massaie spandevano a terra la spase, fatta da un telo di canapa o di lino, attorno al quale si sedevano sempre a terra i contradaioli nel numero di quindici fino a trentacinque e sul quale le massaie ponevano i piatti ricolmi di maccheroni alla trescatora, mezze zite o ciufelloni al sugo di papera.

I commensali inforchettavano dal piatto grande; successivamente vennero impiegati i singoli piatti. Il manufatto poteva avere un bordo alto e profilato che facilmente poteva scheggiarsi. Ricordiamo che, tra i decreti di Margarita d'Austria (XVI secolo), comparve l'autorizzazione a produrre vasellame e ceramica anche a Pianella.

La collezione Norscia e l'allestimento proposto al MACA rappresentano un'altra occasione per conoscere meglio la tradizione artigianale abruzzese e la sua storia.

La mostra sarà visitabile dal 16 aprile al 1 maggio 2016: il sabato dalle 17 alle 19 e la domenica mattina dalle 10 alle 12. È a cura di: Diego Troiano, Direttore della struttura Comunale, e Loris Di Giovanni, Alessandro Morelli volontari PRO LOCO del MACA di Pianella.

Le fotografie sono di Diego Troiano e l’allestimento di Diego Troiano, Loris Di Giovanni.

 

Alessandro Morelli

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